Sono certo che tutti viviamo con un rapporto di amore-odio i centri commerciali e siamo spesso in dubbio se preferire un negozio specializzato dove portarsi dietro la famiglia oppure un centro commerciale che accontenta tutti.

Ma (finalmente) qualcosa sta cambiando anche se ci sono segnali contraddittori.

Un recente articolo di Enrico Verga su il Sole24Ore spiega con molta precisione cosa sta succedendo al mercato Retail e alla GDO in particolare.

Il senso di declino è molto forte e non ci sono volontà o possibilità di creare un’alternativa o una continuità.

Ecco allora che diventa ancora più importante oggi più che mai il ruolo dei negozi di quartiere e lo sviluppo di realtà locali che riprendano in mano il “servizio” al cliente.

Una nuova dimensione per il Retail che non è fatto solo di Brand ma anche di piccole e medie realtà specializzate e competenti alle quali manca spesso il coordinamento nella comunicazione e la possibilità di investire capitali in un progetto di marketing, restando così nell’ombra e basandosi sul passaparola tradizionale.

Creare strategie non è semplice per un piccolo negozio che non lo fa di lavoro. Ma credo che la strada per il successo possa essere rappresentata da progetti collettivi.

L’abbattimento dei costi e l’allargamento dei vantaggi sono solo alcuni degli aspetti che fanno preferire questa scelta ad altre più individuali. Ecco che nascono così progetti di via (nelle grandi città) o nei piccoli centri storici, che permettono di gestire al meglio non solo la comunicazione ma anche la soddisfazione del cliente.

Sono già stati stanziati dei fondi in diverse regione per lo sviluppo di “centri commerciali a cielo aperto”. In pratica è possibile finanziare progetti collettivi oltre a creare una raccolta di capitali per sviluppare proposte collettive (autofinanziamento)

Ormai da tempo vediamo quanto sia più efficace fare squadra.

Ecco perché crediamo che possa ricreare un tessuto sociale e commerciale che ormai si è perso nel tempo.